Ciao a tutti. “Pedala, pedala, unisciti a noi per sostenere la Tregua Olimpica” è l’invito che ti rivolgiamo.
Per partecipare al ciclotour Bike4truce. Rims of peace 2026, iscriviti
Partiremo da Milano in direzione Bormio, dal 17 al 20 Marzo in viaggio e il 21, sempre a Bormio, per ribadire le nostre finalità. Sosteniamo che, se vuoi la pace, devi lottare per costruire la pace. Puoi anche condividere questo messaggio.
In questa occasione ci affiancano i “soliti sospetti” e, con grande premura e competenza, Paola Gianotti in qualità di madrina e partner dell’iniziativa.

Permettimi di non essere telegrafico, certi temi vanno argomentati.
Il nostro intento è protestare decisamente e pacificamente contro l’oscenità delle guerre; vogliamo fermarle, anche solo per pochi giorni, per ridare dignità a chi le subisce. Vogliamo dar voce al dialogo tra pari, alla diplomazia e alla politica.
Chi va in bici, soprattutto se la usa per affrontare un viaggio più o meno lungo, ha tante storie da raccontare. Viaggiare in bicicletta è un’esperienza che ti porta a guardare il mondo con occhi vigili, ma rilassati, che offre l’opportunità dell’ascolto, degli incontri, delle sorprese e tutto questo aiuta a ridefinire la propria identità. Chi non lo ha mai fatto non sa quanto, in questo modo, si possa imparare a ”vivere”: a tutte le età, con una bici muscolare o con una a pedalata assistita, sudando e guardandosi attorno, rincorrendo i profumi, le bellezze e le prelibatezze del territorio che appaiono ingigantiti dalla velocità “umana” con la quale si assaporano. In questo contesto, che spesso è allietato da una bella compagnia, si esprime in pieno l’imperativo che “l’importante è partecipare” poiché il nostro modo è lento, progressivo, inclusivo: il gruppo è comunità, non lasciamo indietro nessuno.
Attenzione, non stiamo “vendendo una storia”, ma la vogliamo narrare con l’azione, con la condivisione di un’esperienza corale e anche costruendo un rapporto con le istituzioni, quelle che ci apprezzano e ci rispettano. Lo riteniamo un modo più vicino alla condizione umana che coltiva l’umanità e la democrazia.
Le Olimpiadi e, ancor più, le Paralimpiadi ci piacciono, destano meraviglia e ammirazione, ci fanno sognare, ci stimolano ad alzarci dal divano, a emozionarci per un gesto atletico meraviglioso ed efficace, a giocare di squadra poiché, nello scontro sportivo, il concetto di “nemico” è inconcepibile. La competizione agonistica è l’unica occasione in cui si vince e si gioisce per sé stessi o per la propria squadra, senza sopraffazione o discredito del contendente.
Che pena farne un elemento divisivo tra chi è più “patriottico” e chi, malgrado la nazionalità, è democraticamente e costituzionalmente adeguato per esserlo…si stimola un sentimento divisivo a puri scopi elettorali e noi tutti siamo ancora vittime del mito guerrafondaio dei “futuristi” , dei tecnocapitalisti e, dissimulata nell’imperativo della “legge e ordine”, della propaganda populista, reazionaria e fascista .
Ben lontani da questa retorica si posizionano Papa Leone XIV e il Presidente Sergio Mattarella i quali, all’inaugurazione dei Giochi Milano-Cortina 2026, hanno ripetutamente sollecitato “urbi et orbi” la cessazione dei conflitti, il rispetto della “tregua olimpica”. Sostengono che non è un’utopia e noi, testardamente, crediamo alle loro parole.
Forse questo dà fastidio agli odiatori seriali, agli “utili idioti” che scimmiottano i tiranni, ai “prima gli…”, a chi dorme, si astiene, si adegua, si compromette, a chi si distrae dalla realtà della vita vissuta, a chi scommette i propri risparmi sulla crescita delle imprese che producono armamenti o alla ricostruzione postbellica. I “pacificisti” sono fumo negli occhi di chi è assatanato da un delirio di potenza e vuole dominare con la forza, di chi vuole coinvolgerci in una “guerra perenne”, di chi disquisisce sul concetto di genocidio quando lo scopo di trucidare, affamare o mutilare vittime civili innocenti è, comunque, l’annientamento di un popolo, della sua identità e della sua cultura.
Il problema è aperto sul fatto che, se si producono armamenti, prima o poi bisogna “smaltirli” e procurare nuovi ordini. È un argomento delicato da trattare, soprattutto da quando ci siamo svegliati dal sonno della ragione e ci siamo accorti, che nel gioco geopolitico, “Se non sei al tavolo, allora sei nel menù.”
Il dubbio, la ponderazione, l’ascolto, la cooperazione sono imprescindibili in questa situazione. Ogni decisione va presa con giudizio e ci dovrebbe essere parità tra le spese militari per la difesa e quelle volte a sviluppare relazioni diplomatiche e cooperazione internazionale: il contrario di quello che sta succedendo.
Ci vuole grande attenzione in queste scelte poiché, tra l’altro, esse portano a considerare le vittime civili come un puro “effetto collaterale” delle guerre contemporanee e lo fanno alla luce del sole, sdogananado anche il fondamentale sentimento della vergogna e rendendo vana la “memoria” delle atrocità subite.
Sostenere la Tregua, per noi, significa fermare il flusso negativo e violento degli aggressori, dei predatori, di chi conosce solo la violenza, la menzogna e la sopraffazione come strumenti di confronto.
Rivendichiamo il potere della partecipazione, dell’informazione, della condivisione, e, in democrazia, della divisione dei poteri.
Vogliamo provocare una scintilla d’orgoglio e prendere il nostro posto sulle strade, nelle scuole, nelle università, nel cuore delle persone civili. Siamo soggetti politici a tutti gli effetti: se dimostriamo pacificamente è perché non vogliamo offrire ai reazionari l’opportunità di alimentare la strategia della tensione e di reprimere le nostre istanze sotto gli auspici di una “sicurezza nazionale” che ci vuole sudditi, privi di pensiero critico.
Chi va in biciletta ha ben presente il problema della sicurezza, ma noi non suscitiamo paura, non creiamo “nemici” a ogni piè sospinto, osserviamo con cura le sfumature e ammiriamo la biodiversità e il multiculturalismo .
È vero, siamo soggetti “vulnerabili” sulle strade fatte per i veicoli a motore, ma siamo anche pieni di energie positive, di “fiato”, siamo carichi di motivazioni e sappiamo anche difenderci vigorosamente, se necessario.
Sappiamo anche essere competitivi, ma resistiamo alla dittatura della “performance”. Questo, come si preoccupa di sottolineare proprio Papa Leone XIV , certe volte , in carenza di una mente pensante, porta gli appassionati a spendere cifre spropositate per dotarsi delle soluzioni tecniche utilizzate dai campioni e, magari, a privilegiare il potenziamento chimico all’allenamento sistematico delle prestazioni fisiche. Questo comportamento ci impensierisce o, semplicemente, lo compatiamo.
E poi, ci piace anche giocare, ridere, scherzare, festeggiare.
Ci piace condividere un percorso, un paesaggio, un pasto frugale o abbondante all’occasione, recuperare una dimensione spirituale del viaggio e dell’esistenza, creare una “catena umana”. Siamo abituati a resistere, a educare, a farci valere; se necessario, possiamo diventare assai risoluti, ed energici, soprattutto quando combattiamo per preparare la pace.
Per farlo, bisogna contrastare diseguaglianze e ingiustizie, praticare la solidarietà, farsi carico di realtà grandi e piccole che salvano le esistenze più fragili e che si muovono perché ricevono delle donazioni.

Per questo è con grande affetto e considerazione che, durante il ciclotour, raccoglieremo fondi a favore dell’Associazione Marco di Martino
La bicicletta è il mezzo più efficiente in assoluto per spostare un essere umano, un peso, un pensiero.
Per questo la bicicletta serve a costruire un mondo sostenibile e merita di essere candidata a Premio Nobel per la Pace.
E allora, pedala, pedala, unisciti a noi e partecipa al ciclotour Bike4truce. Rims of peace 2026: iscriviti.




