Ho pubblicato il saggio “Leopardi. Maestro di Vita” da circa un mese e ho saputo che è stato letto da una ventina di persone. Alcune di queste le ho incontrate nel corso delle due presentazioni che Filippo Montefusco ha organizzato e promosso, nel ruolo composito di revisore, consulente letterario e filosofico nella revisione del testo, compagno di tante interessanti ricerche e puntualizzazioni, nonchè navigato “presentatore”.
Il mio primo ringraziamento, quindi, va a Filippo che, scherzosamente, ho chiamato “il mio Pietro Giordani”, paragonandolo all’importante letterato piacentino che ha avuto una parte così decisiva nel processo di autoeducazione e di emancipazione di Giacomo Leopardi.
Il secondo lo devo a Gina Vespucci, che dopo una lunga esperienza da psichiatra nel servizio pubblico, ha reclutato un gruppo di lettori appassionati di varia letteratura nella sua abitazione. Si incontrano ogni due mesi per commentare un libro che viene distribuito in anticipo e, possibilmente, discutono del libro in presenza dell’autore.
In questo moderno e stimolante ”salotto letterario”, il 5 Luglio per la prima volta, ho trovato un gruppo di persone che condividevano con me l’analisi del processo di apprendimento (secondo la teoria di Gregory Bateson) e di autoeducazione che ha condotto Giacomo a intraprendere un percorso sapienziale. I suo “amor proprio”, il suo attaccamento alla vita lo hanno portato ad “autocurarsi”, altro che “pessimismo cosmico”.
Ho potuto rispondere a domande precise e pertinenti in quanto esse sono le parole chiave dell’indagine che ho condotto sulla vicenda umana di Leopardi, applicando il metodo diagnostico fondato sul “ragionamento abduttivo”, per ricostruire un “quadro clinico doloroso” che spiega molti aspetti delle sue opere, della sua filosofia e dei suoi sentimenti.
Tali considerazioni hanno risuonato in un ambiente sensibile in cui i presenti hanno potuto valutare le mie tesi e discutererle. Un’occasione assai stimolante in quanto l’introduzione di Filippo, la presenza animatrice di Gina Vespucci, del Prof. Vittorio Sconci, già titolare della cattedra di psichiatria dell’Università di L’Aquila, di altri medici, psicologi, insegnanti e bibliofili, mi hanno permesso di dimostrare la coerenza delle tesi esposte nel saggio.
Il terzo ringraziamento lo devo all’Associazione Alphaville-non solo Cinema di Francavilla che ci ha riservato, il 17 luglio presso il MUMI, un ampio spazio in cui, alla presenza di un pubblico attento e numeroso, Filippo ed io abbiamo effettuato la prima presentazione pubblica del libro. Purtroppo, per impegni diversi, non ha partecipato l’editore Giacinto Damiani, ma con lui l’impegno è quello di proporre nelle Scuole una serie di presentazioni.
Le immagini che allego sono rappresentative di questo mondo, curioso e intellettualmente stimolato a cui mi rivolgo e che, pian piano, andremo a sollecitare per scoprire insieme un’esistenza esemplare che ci permette di analizzare la compessità della vita e le strategie per affrontare la paura della morte.
Il quarto ringraziamento va allo Studio 010 , a Enrico Peca e al mio “angelo custode” Federica Cantelmi che , generalmente, anticipa il mio pensiero e poi lo pubblica sui social
Infine, un grazie a te che hai letto questo resoconto. Seguici sui nostri canali. Scrivici commentando questo articolo. Se hai un contatto diretto con i dirigenti di una scuola, di un corso universitario, di una libreria, di un gruppo di lettura, faccelo sapere. Saremo lieti di organizzare delle stimolanti presentazioni, adatte al pubblico che verrà ad interagire con me e Filippo, in un dialogo che vorremmo partecipato.






